tappa 1: il Cuore della Sicilia fino al Ciclope di Acitrezza
Sì dice che ad Acitrezza (e Acicastello) Ulisse, con la sua famosa astuzia, abbia ingannato Polifemo accecandolo e sia riuscito a liberarsi evitando di essere divorato, e durante la fuga il Ciclope abbia scagliato contro Ulisse delle enormi pietre dando così vita ai faraglioni. Gli stessi faraglioni che, invece, possono hanno avuto origine dall’Etna: folate laviche solidificate.
Che siano le isole dei Ciclopi, come vengono chiamati, o frutto del lavoro del vulcano, li ammiro per qualche minuto come sicuramente ha fatto Verga nel narrare le sfortune di Padron ‘Ntoni, Bastianazzo, ‘Ntoni, Maruzza e la Provvidenza, affondata a largo di queste coste: sventure continue vissute nella Casa del Nespolo…
E mi fermo qui: una facciata semplice con intonaco chiaro, il cortile raccolto con il famoso Nespolo (oggi naturalmente sostituito), ambienti piccoli e bassi pensati per viverci e lavorare, arredi essenziali tra loro mischiati (reti da pesca per lavorare e fotografie).
Il mio sguardo da architetto cade sulla scala, autentica ed essenziale, noto la relazione interno/esterno molto forte, i materiali locali senza sprechi: un luogo e degli spazi costruiti semplicemente per la loro funzione, umili, necessari. Non potrebbe essere altrimenti in una realtà di pescatori che, ancora oggi, mantiene questa sua realtà e bellezza.
Voltandomi spesso all’indietro, come non voler dire addio, le ruOOte riprendono il loro percorso.
tappa 2: Lo stretto e la SP1, due modi diversi per collegare Ionio e Adriatico
Dopo lo stretto di Messina (IL PONTE NON C’È ANCORA, CONFERMO!), Bagnara, Seminara e Palmi, imbocco la SP1 che da Gioia Tauro conduce a Locri arrampicandosi sull’Aspromonte.
Si passa attraverso il Passo del Mercante (poco meno di 1.000 m.s.l.m.): una rotta che collegava, attraverso una mulattiera, i due mari (Ionio e Adriatico) evitando i rischi dello stretto di Messina come correnti, venti e rischi di perdere il carico.
Si sceglieva quindi un percorso più faticoso ma affidabile!
Le merci arrivavano a Locri, primo tassello della Magna Grecia fondata circa 3.000 anni fa con un rigore preciso: assi ordinati, organizzazione degli spazi pubblici e forte relazione della città con il mare e l’entroterra… controllo e strategia Greca, con una forte devozione per Persefone tanto da dedicarci il famoso Santuario che si potrebbe definire un’infrastruttura culturale, come testimoniato dalle tavolette votive (pinakes) prodotte da artigiani locali, acquistate dalle promesse spose e date in dono a Persefone per chiedere protezione, fertilità e stabilità.
Diventano quindi una raccolta di vite e un vero testimone della socialità: centinaia, migliaia di individualità vengono raccolte e assorbite in un sistema più grande, collettivo.