7° Tappa
TRULLI tales… le antiche evasioni fiscali!
Niente leganti. Solo pietra su pietra: ogni elemento lavora per gravità e attrito, nessuna dipendenza da materiali esterni e manutenzione immediata, nessuna struttura portante.
È un sistema reversibile per natura senza trasporto nè filiera: le pietre arrivano da dissodamento dei campi e piccoli affioramenti locali con costo quasi nullo e impatto minimo, integrandosi totalmente con il paesaggio. SOSTENIBILITA’ MASSIMA.
Il tetto è la parte più intelligente: è una pseudo-volta in cui ogni corso sporge leggermente verso l’interno chiudendosi progressivamente fino al vertice, senza alcuna centina o armatura. Si può smontare dall’alto verso il basso.
Qui arriva la parte più interessante: nel Regno di Napoli, a cui ALBEROBELLO apparteneva, esistevano tasse sugli immobili stabili e il trullo aggirava il sistema…
costruzione a secco → nessun vincolo strutturale rigido
copertura smontabile rapidamente
edificio “temporaneo” agli occhi del potere
Arriva il controllo? Togli il cono e resta un rudere senza tetto → niente tassa!
Potremmo dire… fatta la legge trovato l’inganno, ma preferirei descrivere tutto ciò con l’architettura nasce in risposta a qualcosa, a qualche necessità!
8° Tappa/e
Il Tavoliere delle Puglie e il Molise
A Castel del Monte c’è un edificio che vive anche senza funzione: una pianta ottagonale e 8 torri ottagonali. E’ il manifesto di Federico II, Re di Sicilia e grande mente lucida, schientifica e ossessiva del controllo.
Un labirinto interno… ma quello che pià colpisce è l’immagine quasi astratta del complesso, in cui la matematica non è casuale e sempre ben governata: giunto qui di buon mattino mi sono goduto esterno e interno da solo, o quasi, assaporandone l’atmosfera.
La tappa prosegue fino a Siponto… l’installazione di Tresoldi restituisce una basilica in rete metallica a scala reale, sovrapposta a resti archeologici. Si rende visibile l’assenza con maestria assoluta.
Nonostante il vuoto si legge il volume, la percezione e il peso: Architettura come memoria attiva.
Una leggerezza spaventosa e, per i fortunati (io lo sono stato…) si può godere dello spettacolo musicale per circa 15minuti di assorbimento totale.
Civitacampomarano è un, invece, un luogo fragile, un borgo molisano con forte spopolamento, case chiuse, tempo lento e il “solito” castello che domina il sistema, ma l’arte e la cultura, portano artisti a lavorarci e restituire nuova dignità: il CVTà Street Fest. Si rigenera senza costruzione, si narra e si percepisce.
Le facciate diventano racconto. Le chiusure diventano segni.
Rigenerare significa anche cambiare lo sguardo.
Meno di 200 abitanti rappresenta, nel mio viaggio, un territorio che “esiste e resiste”: quasi abbandonato a se stesso per via delle frane (ultimo paese raggiungibile) è vissuto da persone cordiali che si sono offerti di raccontarmi…
9° Tappa
I Sanniti, la Tiburtina e Villa Adriana, fin a Roma.
Si respira aria antica in queste terre.
Una civiltà di circa 2.500 anni fa, temuta dai Romani, senza un governocentrale con una federazione di tribù, subito in caso di guerra. E c’è un’architettura dove si tenevano spettacoli ma si prendevano anche decisioni importanti: uno spazio civico con un’acustica naturale e una visione frontale aperta. Un luogo in cui l’oratore parlava in modo che potesse essere udito semplicemente dal pubblico che sedeva su sedute ergonomiche, con schienale inclinato, braccioli scolpiti e una leggera curvatura sulla schiena, ma soprattutto numerati e disposti in modo gerarchico. 2.500 anni fa!
Attenzione all’acustica, controllo della postura, definizione dei ruoli: il SANTUARIO PIETRABBONDANTE DEI SANNITI costruisce lo spazio a servizio del potere.
Le decisioni erano prese in contesti sacri con conseguente legittimazione religiosa del potere, senza una separazione netta: il santuario è un luogo di culto, politico e identitario (3in1).
La GUZZA mi porta poi sulla SS650: una strada tecnica che scorre, collega, funziona e che segue la traccia del fiume, il Trigno: nasce sul Monte Capraro (Isernia) e sfocia, a delta, nell’Adriatico nella zona di Montenero di Bisaccia.
Questa direttrice costituisce una connessione diretta tra centri minori e una maggior accessibilità… Una connessione che ha pagato pegno: pochi giorni fa la pioggia copiosa ha battuto cassa ed un ponte ha ceduto, spezzandosi a metà e interrompendo il collegamento tra Molise e Abruzzo. Poi una frana, la più grande d’Europa, sempre poco prima del mio passaggio. Evito quindi quel punto, con la riflessione (ovvia) che la natura deve essere rispettata e nessuna infrastruttura o architettura può ritenersi più forte.
La SR227 mi conduce al lago Selva, o Cardito, artificiale ma come se fosse sempre stato lì! Un’intervento che non ha bisogno di mostrarsi: per questo che funziona!
Poi la storica SS5, Tiburtina Valeria: collegava il Mar Tirreno (Roma) con l’Adriatico. Un tracciato di oltre 2.000 anni, intelligente, che si adegua alla morfologia del territorio e che permetteva anche il controllo delle zone, dei Sanniti, dei mercanti e di tutti quelli che volevano giungere a Roma.
La sua linea passa anche sul Monte Bove, valico a circa 1.200 m.s.l.m., dove decido di sostare e far riposare le gomme: leggo che questo tratto inizialmente non era esistente… e il tratto “nuovo” prende il nome di Valeria perchè completato da Console Marco Valerio Massimo.
Originariamente la Tiburtina si fermava a Tivoli (Tibur) e quindi penso sia giusta una sosta… a Villa Adriana! È un sistema territoriale, formato da palazzi, terme, giardini, percorsi e spazi d’acqua, come una sequenza di episodi: un asse lungo d’acqua, colonne, riflessi e prospettive.
Adriano viaggia in tutto l’impero ed a Tivoli ricrea luoghi visti e rielabora influenze greche, egizie, orientali: un progetto globale, eclettico.
E domani, entreró a Roma da Porta Tiburtina… mi sento un Re! 😂